Un fiocco nero per Gaza

La scuola dice NO alla guerra

Oggi, 19 settembre 2025, il nostro pensiero vola lontano, verso Gaza, e per Gaza la nostra scuola ha indossato un fiocco nero.

Un gesto semplice per dire con forza che la fame, la distruzione e la morte di innocenti non possono essere strumenti di politica o di potere; un gesto fragile che per noi ha un significato profondo: testimoniare il nostro NO alla guerra, il nostro rifiuto della violenza, la nostra vicinanza a chi soffre in silenzio.

In queste settimane, da Gaza ci giungono immagini insopportabili: case distrutte, ospedali ridotti in macerie, famiglie costrette a fuggire senza sapere dove andare, bambini senza scuola, senza cibo, senza un futuro sicuro.

La guerra ha tolto loro ciò che di più naturale dovrebbe appartenere a ogni essere umano: il diritto alla vita, alla cura, all’infanzia, all’educazione, alla pace.

Il loro diritto all’infanzia è stato calpestato. Il loro diritto alla vita, messo in discussione.

È difficile trovare le parole.

Siamo consapevoli che il nostro gesto non cambierà il corso degli eventi e che probabilmente passerà inosservato di fronte al dolore immenso di chi vive sotto le bombe. Ma restare fermi, in silenzio, come se nulla accadesse, ci farebbe ancora più male: significherebbe accettare che le immagini drammatiche viste in televisione siano solo spettacolo e non ferite reali nella carne dell’umanità.

Noi crediamo nell’educazione alla pace, nel dialogo e nella tolleranza. Crediamo che ogni bambino abbia il diritto di andare a scuola, di vivere in una casa sicura, di crescere sereno e senza paura.

Vogliamo che, almeno nella nostra comunità scolastica, si alzi un segnale, anche piccolo, che dica: “Noi non accettiamo la logica della guerra. Noi stiamo dalla parte dei bambini, dalla parte della vita, dalla parte della pace.”

La scuola non è solo un luogo di apprendimento di nozioni. È un luogo di educazione alla cittadinanza, al rispetto, alla convivenza civile. È qui che impariamo che ogni essere umano, al di là della lingua, della religione o del Paese in cui è nato, ha diritto a vivere dignitosamente. È qui che impariamo che non esistono bambini “di serie A” e bambini “di serie B”. Ogni piccolo ha il diritto di correre, giocare, imparare, crescere con la speranza di un domani migliore.

Il genocidio in corso a Gaza ci interroga come esseri umani, prima ancora che come studenti o insegnanti. Non possiamo girarci dall’altra parte. Non possiamo considerare “normali” le immagini di ospedali assediati, di madri che piangono i propri figli, di popolazioni intere affamate per giochi di potere che nulla hanno a che vedere con la vita quotidiana della gente comune.

Il nostro fiocco nero è dunque un simbolo di memoria e di resistenza. Memoria, perché non vogliamo dimenticare le vittime innocenti. Resistenza, perché crediamo che la pace non sia un sogno irrealizzabile, ma una costruzione faticosa, che inizia anche da piccoli gesti come questo.

Oggi ci siamo guardati negli occhi, ognuno con il suo fiocco nero, e abbiamo scelto di non rimanere indifferenti. Da questo piccolo gesto vogliamo trarre la forza per costruire, giorno dopo giorno, una scuola capace di educare alla tolleranza, al dialogo, all’ascolto.

Speriamo che questo nostro fiocco nero sia un seme, un piccolo passo verso un futuro diverso, dove le differenze non siano motivo di conflitto, ma occasione di incontro.

Perché i muri non proteggono: isolano.

Perché i fili spinati non difendono: dividono.

Perché la pace non nasce dalle armi, ma dagli uomini e dalle donne che hanno il coraggio di sognarla e di pretenderla.

Abbattiamo muri, costruiamo ponti, facciamo della pace l’unico orizzonte possibile.

 

 

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